“It’s never over, my kingdom for a kiss upon her shoulder…”
Sono versi tratti da Lover, You Should’ve Come Over, e oggi danno il titolo a un documentario che è molto più di un ritratto postumo: è un ritorno.
“It’s Never Over: Jeff Buckley” sarà nelle sale italiane solo per tre giorni, il 16, 17 e 18 marzo 2026, distribuito da Piece of Magic Entertainment e Nexo Studios.
Un’occasione unica per riscoprire, nel buio di una sala, la luce di un artista che ha vissuto troppo poco, ma ha lasciato tutto nella sua voce.
Il progetto: un lavoro lungo vent’anni, con materiali inediti
Diretto dalla candidata all’Oscar Amy Berg e co-prodotto da Brad Pitt, il documentario è frutto di un lungo processo creativo iniziato nel 2006. La svolta è arrivata nel 2019, quando Mary Guibert, madre e custode dell’eredità di Jeff, ha deciso di mettere a disposizione l’intero archivio personale.
Tra le testimonianze più toccanti, anche un messaggio vocale lasciato da Jeff su una segreteria telefonica poco prima della sua scomparsa. Un frammento struggente che, come il titolo suggerisce, dice che non è mai davvero finita.
La regista ha raccontato:
“Pensavo a un film su di lui da sempre. Ma quando ho sentito quel messaggio, ho capito che doveva essere un documentario. Un atto d’amore per chi non ha mai potuto conoscerlo da vicino.”
Chi parla in It’s Never Over
Nel film compaiono le persone più intime del suo mondo:
- Le ex compagne Rebecca Moore e Joan Wasser (Joan As Police Woman)
- I membri della band Michael Tighe e Matt Johnson
- Il produttore di Grace, Andy Wallace
- Il tour manager Gene Bowen
- I colleghi e amici Ben Harper e Aimee Mann
Insieme, ricostruiscono una narrazione emotiva e sincera, lontana dalla mitologia del “genio maledetto”, ma vicina all’uomo: insicuro, brillante, ironico, assetato di bellezza.
Uno sguardo critico: la voce che canta ancora
Jeff Buckley è stato – ed è – una voce fuori dal tempo.
Grace, il suo unico album completo in studio, pubblicato nel 1994, è oggi considerato un’opera di culto. E mentre la sua musica torna virale su TikTok (proprio Lover, You Should’ve Come Over è stata recentemente riscoperta da milioni di utenti), questo documentario arriva nel momento perfetto per ricucire la distanza generazionale.
Ma It’s Never Over non è nostalgia. È riappropriazione.
Un’opera che evita il pietismo e sceglie la profondità. Che scava nell’archivio non per idolatrare, ma per restituire una verità fatta di crepe e abissi luminosi.
Chiusura – La bellezza non muore. Respira, a ogni ascolto.
Jeff Buckley è morto nel 1997, a soli 30 anni, annegato nel fiume Wolf River. Ma la sua voce, quella che fluttua tra l’angelo e il blues, non ha mai smesso di risuonare.
Con questo documentario, il tempo si piega.
Non è un’operazione celebrativa, è un incontro. Per chi lo ha amato e per chi, forse, non lo ha ancora scoperto.
E allora sì, aveva ragione quel verso:
It’s never over.
Perché certe voci non finiscono mai di risuonare.


